MM – Viaggio nel mondo dei Personal Shopper

Anna ha deciso di fare acquisti con un personal shopper perché è diventata mamma da circa un anno:
«ho bisogno di ritrovare un mio stile», dice. Giorgia perché ha 36 anni e non vorrebbe più vestirsi come
una ragazzina, ma neanche avere il look di una donna di 50. «Cerco un mio equilibrio», afferma. Giovanni fa il commercialista: «mi rivolgo ad un personal shopper ogni cambio di stagione – spiega – quando devo fare le spese più grandi per rinnovare il guardaroba. Risparmio tempo e sono sicuro di scegliere i capi più adatti al mio lavoro». Mantenendo un pizzico di originalità.
Sono le esigenze più diverse che portano a rivolgersi a questa singolare figura professionale, che guida il cliente negli acquisti e lo aiuta a scoprire il proprio stile. Fornendo anche un servizio di lookmaker e consulenza di immagine, tenendo conto di gusti, lavoro, hobbies e possibilità economiche. Spesso i clienti hanno un’esigenza di cambiamento totale di look. Per una promozione lavorativa, magari. Oppure dopo un divorzio. O anche e solamente perché è una moda. Questa professione è nata anni fa negli Stati Uniti e da qualche anno è diventata popolare in Italia. Anche per questo non esiste un profilo standard di cliente. Ma qualche punto fermo c’è. In maggioranza sono donne.
Circa 7 su 10. Come età solitamente superano i 35 anni. Ma non ne mancano anche di molto più giovani. Potrebbe sembrare un mestiere semplice. In realtà richiede preparazione e studio. Lo shopping tour, ossia il giro per negozi con il cliente, è solo l’ultima fase di un complesso lavoro di analisi. Una volta capito quello che serve al cliente il personal shopper compie l’advance tour. Una ricognizione di negozi per individuare i capi più adatti e accertarsi della loro presenza negli showrooms nei quali si
porteranno i clienti, ma anche delle nuove collezioni, per avere sempre il quadro di tutto quello che c’è sul mercato. Le cifre spese durante uno shopping tour variano come la tipologia dei negozi visitati. Se le prime vanno da poche centinaia di euro ad alcune decine di migliaia, i secondi oscillano dalle luccicanti vetrine di via Monte Napoleone a quelle di catene come H&M o ai mercatini vintage.
Un personal shopper però non si occupa solo di abbigliamento, ma dà consigli in tutti i settori. Così ce ne sono esperti di interior design, di feng shui, altri di yacht couture, e perfino in enogastronomia.
Non c’ è una regola fissa su come si diventa un personal shopper. Ma da qualche anno sono nati dei corsi che forniscono i know how fondamentali. «Di base servono capacità comunicative, buon gusto, ottima conoscenza della città in cui si lavora, dei prodotti sul mercato e delle lingue straniere. Almeno l’inglese», spiega Anna Maria Lamanna, «Naturalmente studi ed esperienze professionali nel mondo della moda non guastano». Annamaria ha fondato nel 2004 l’agenzia Personal Shopper Milano, e da alcuni anni è docente e coordinatrice del Workshop per personal shopper dell’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano. In cui si studiano le principali tendenze della moda, oltre a nozioni di styling e studio della figura, per elaborare il look più adatto al cliente. A queste conoscenze da acquisire bisogna aggiungere l’essere di bella presenza, «perché si comunica più con gli occhi che con le orecchie».
Per chi vuole intraprendere questa professione però le possibilità sono tante.
Un buon canale per cominciare è quello degli stranieri, americani, cinesi e russi soprattutto. Sono molti di più dei clienti italiani e chiedono principalmente di mettere a frutto il loro soggiorno per ripartire con un tocco di eleganza italiana. «Cerco stile italiano e good value for money (buon rapporto qualità-prezzo)», afferma Mark, veterinario di Boston, in giro per la Rinascente a Milano con una personal shopper. La sua prossima tappa sarà un outlet. Una delle mete più richieste anche dai clienti di
target alto.

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